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Con Risposta ad Interpello 11 novembre 2019, n. 479, l'Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti in merito alle cause di esclusione dagli Indici Sintetici di Affidabilità Fiscale (ISA).In particolare l'Agenzia ha evidenziato che gli ISA non si applicano ai periodi d'imposta nei quali il contribuente ha iniziato o cessato l'attività ovvero non si trova in condizioni di normale svolgimento della stessa. L'Agenzia precisa che per non normale svolgimento dell'attività si deve intendere il periodo in cui l'impresa non ha ancora iniziato l'attività produttiva prevista dall'oggetto sociale, ad esempio perché:la costruzione dell'impianto da utilizzare per lo svolgimento dell'attività si è protratta oltre il primo periodo d'imposta, per cause indipendenti dalla volontà dell'imprenditore; non sono state rilasciate le autorizzazioni amministrative necessarie per lo svolgimento dell'attività; è svolta esclusivamente un'attività di ricerca propedeutica allo svolgimento dell'attività produttiva di beni e servizi, sempreché l'attività di ricerca non consenta di per sé la produzione di beni e servizi e quindi la realizzazione di proventi.L'Agenzia precisa inoltre che per anno di inizio attività si intende il periodo di imposta nel quale la dichiarazione di inizio dell'attività è stata comunicata all'Agenzia delle Entrate.Nella fattispecie la società, avendo dichiarato come inizio attività dicembre 2017, non potrà indicare la causa di esclusione per inizio attività, ma potrà essere esclusa dagli ISA nel 2018 nel caso in cui si trovi in un periodo di non normale svolgimento dell'attività.

Il lavoratore che si sia dimesso antecedentemente alla scadenza naturale del termine non ha diritto all'indennità di risarcimento del danno prevista per i casi nei quali il giudice abbia ordinato la trasformazione di un contratto a tempo determinato in tempo indeterminato.È quanto ha statuito la Corte di Cassazione con la Sentenza n. 28931 dell'8 novembre 2019, sulla base della considerazione che l'indennità onnicomprensiva di cui all'art. 28, comma 2, del D.Lgs n. 81/2015, spetta unicamente per il periodo compreso tra la scadenza del termine e la pronuncia con la quale il giudice ordini la ricostituzione del rapporto lavorativo.

La Corte di Cassazione ha affermato che è illegittimo perché discriminatorio il licenziamento del lavoratore dopo un lungo periodo di malattia.Con la Sentenza n. 29289 del 12 novembre 2019, la Suprema Corte ha chiarito che la malattia di lunga durata è equiparabile alla disabilità, e ricordato che il recesso basato sull'handicap del dipendente è vietato dalla Direttiva Europea 78/2000.Infine i giudici hanno specificato che il lavoratore deve dimostrare il fattore di rischio e il trattamento discriminatorio subito, mentre il datore ha l'onere di provare che avrebbe licenziato qualunque altro dipendente privo di fattori di rischio.

In caso di compensazione illecita del c.d. 'Bonus Renzi', utilizzato quale credito fiscale senza essere mai versato ai lavoratori, sussiste la confisca diretta sui beni della società cooperativa.È quanto ha statuito la Corte di Cassazione con la Sentenza n. 45709 dell'11 novembre, secondo la quale la ricostruzione fatta dalla Guardia di finanza in relazione ad ogni periodo di imposta considerato è sufficiente per ritenere superata la soglia di punibilità.

La Corte di Cassazione ha statuito che, in caso di licenziamento dichiarato illegittimo, il lavoratore in somministrazione ha diritto ad un risarcimento commisurato alla retribuzione percepita presso l'utilizzatore.Con la Sentenza n. 29105 dell'11 novembre 2019, la Suprema Corte ha chiarito che non è applicabile l'indennità di disponibilità, in quanto il risarcimento deve ripristinare lo status quo ante, con riferimento quindi al precedente svolgimento dell'attività.